23.06.2021

«Portiamo i nostri animali in palmo di mano»

Hansandrea Marugg ci riferisce che lui e la sua famiglia non risparmiano a fare sforzi per il benessere dei loro animali. Anzi, li portano sulle mani.
Si impegna a garantire che anche in futuro il suo bestiame possa godersi l`aria di montagna con le erbe alpine, nonostante la presenza dei lupi.

Ciò che conta di più per noi sono la salute e il benessere dei nostri vitelli. Nessuna fatica è di troppo. Se occorre, li portiamo in palmo di mano – o più esattamente sulle spalle. (Foto: Hansandrea Marugg)

Due anni fa, durante la stagione dell’alpe, una delle nostre mucche, Wanja, ha dato alla luce due gemelline. Alla nascita i vitelli della nostra mandria pesano di solito tra 40 e 50 chilogrammi, mentre queste due, che oltretutto sono nate una o due settimane prima del previsto, ci hanno dato qualche grattacapo: una era vivace e in forma, l’altra invece era più piccola e più debole. Pesava solo una ventina di chili e non ci ha per nulla fatto una buona impressione. Avevamo paura che senza un po’ d’aiuto non ce l’avrebbe fatta.

Abbiamo messo una cavezza a Wanja e l’ho munta a mano, così, nel bel mezzo del pascolo. Che una vacca madre si lasci mungere, già non è, di per sé, evidente. Che poi si lasci mungere così presto dopo il parto, e in mezzo al prato, tenuta solo da una cavezza, rasenta il miracolo. Ma per le gemelline, che abbiamo chiamato Waleria e Wicky, è stata una fortuna. In questo modo abbiamo potuto dare a entrambe, dal biberon, un litro di colostro – il primo latte che la madre secerne dopo il parto, che è importantissimo per la sopravvivenza e il sistema immunitario.

A Damian Marugg piace molto starsene all’alpe in compagnia delle vacche madri. (Foto: Hansandrea Marugg)

Poi abbiamo riflettuto sul da farsi. Poiché avevamo previsto la nascita solo per più tardi, la mandria si trovava in quel momento in uno dei pascoli più lontani dalla baita dell’alpe. Wicky, la più piccola delle vitelline, avrebbe avuto bisogno di attenzioni costanti e di quattro o cinque biberon di latte al giorno. Il mandriano aveva già abbastanza da fare così, non potevamo caricarlo anche di questo lavoro extra. Oltretutto in una zona dell’alpe dove, appunto, non c’è alcuna baita.

Così abbiamo deciso di portare Wicky con noi a valle. In una zona scoscesa come questa sarebbe stata un po’ un’impresa, ma mio figlio Damian non ha esitato un secondo: si è caricato la vitellina sulle spalle e siamo partiti. All’inizio abbiamo seguito il sentiero abituale che però, a un certo punto, passava nel bel mezzo della mandria al pascolo. Quando siamo giunti lì e le mucche hanno visto la vitellina portata via così, e che per di più muggiva, sono diventate nervosissime. Quindi abbiamo deciso di passare da un’altra parte, dove però il pendio è ancora più ripido.

Una volta arrivati abbiamo affidato la vitellina a un collega che alleva bestiame da latte e l’abbiamo rimpinzata per bene, tenendola al caldo sotto una lampada termica. Riceveva il suo biberon più volte al giorno.

Nel frattempo, il mandriano ha continuato ad occuparsi del bestiame all’alpe, dove era restata Wanja con Waleria, la vitellina più grande. Le due erano tranquille e Wanja nutriva Waleria senza problemi.

Dopo qualche giorno, abbiamo ricondotto a valle anche loro. Waleria era sana e vivace. Sorprendentemente, Wanja ha di nuovo accettato la seconda vitellina senza fare storie, nonostante le avessimo separate già da diverso tempo, e ha nutrito entrambe, che da lì in poi sono cresciute splendidamente.


Sul nostro alpe ci sono sempre state mucche gravide, con il parto previsto per l’estate. Durante il periodo delle nascite tenevamo sempre la mandria nelle vicinanze della baita, così da averla bene sott’occhio e intervenire in caso di problemi.

Dall’anno scorso, però, a causa dei lupi ho deciso di non mandare più all’alpe le vacche in stato di gravidanza molto avanzato. Le lascio invece sui pascoli della Präzeralp, che distano da casa solo dieci minuti. Stiamo ancora cercando di migliorare le condizioni sui pascoli dove le mucche partoriscono, in modo da proteggere la mandria dai grandi predatori.

La mandria di Hansandrea Marugg al pascolo sull’alpe. (Foto: Hansandrea Marugg)

Sono certo che se, prima di noi, la più piccola delle gemelline fosse stata trovata da un lupo, non sarebbe sopravvissuta. Per noi è stata una fortuna che la madre sia stata così mansueta, ci abbia permesso di mungerla senza problemi e di avvicinarci alle piccole. Se invece di noi si fosse avvicinato un lupo, questa docilità sarebbe stata la sua rovina, poiché non sarebbe riuscita a difendere le sue vitelline.

Qui emerge una contraddizione, che è anche una grande sfida da risolvere in vista di una futura coesistenza con il lupo: da un lato vogliamo vacche madri mansuete e di buon carattere, che non attacchino l’allevatore o gli escursionisti per difendere i loro vitelli. Dall’altro, ci aspettiamo che difendano sé stesse e i loro vitelli dal lupo. E vogliamo anche che gli escursionisti possano continuare ad attraversare i pascoli alpini senza problemi. Ma questa coesistenza sarà possibile solo se vi è comprensione reciproca e se ognuno osserverà le regole e gli avvertimenti.

Hansandrea Marugg, allevatore di vacche madri a Präz (GR) e membro del comitato di Vacca Madre Svizzera

Una mucca con il suo vitellino appena nato. Non c’è nulla di più naturale di un parto al pascolo. Però è importante che la zona sia protetta e sorvegliata, per escludere nel modo più assoluto gli attacchi dei lupi e per evitare il contatto con gli escursionisti. (Foto: Hansandrea Marugg)


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